Mantenimento e sostegno

Fare Sviluppo (non è ancora mai inutile ribadirlo sempre) significa favorire le migliori condizioni perché la proposta scout dei Gruppi in una Zona sia forte non solo in termini di “nuove aperture”, ma anche in termini di efficace collaborazione e sostegno tra Co.Ca., particolarmente preziose nelle situazioni di difficoltà (rischi di chiusura). Agire nell’emergenza, però, è sempre complesso (“prevenire è meglio che curare”): ecco perché l’attuazione di buone consuetudini di collaborazione in Zona, anche in assenza di grandi emergenze, va privilegiata. Il buon mantenimento e il sostegno abituale tra Gruppi e Comunità Capi è il terreno migliore per permettere la crescita, grazie al consolidamento delle realtà già esistenti.

La Zona è la struttura che serve a creare le condizioni migliori perché i Gruppi e le Co.Ca. collaborino partendo da elementi comuni, primo tra tutti un territorio condiviso definito (una paese, una cittadina, un quartiere … o una valle!). L’essere parte di un contesto comune vuol dire condividere già molto di per sé e rende sensato progettare la presenza scout e l’offerta educativa insieme, tenendo conto della realtà geografica, sociale, istituzionale ed ecclesiale (diocesi, unità pastorale).

L’efficace collaborazione tra Co.Ca. non è mai scontata: richiede apertura, generosità, docilità. Soprattutto se forzata in tempi brevi e sull’onda di situazioni contingenti è faticosa e può risultare in qualche insuccesso. Condividere in modo significativo attività, modi di fare, tradizioni, programmi risulta uno scoglio che sulla carta dovrebbe essere meno arduo di quello che poi è nella realtà. La Promessa e la Legge Scout (in particolare l’art. 4), l’appartenenza associativa (Patto) e il Metodo sono i riferimenti da mettere al centro e su cui si deve provare a costruire concretamente fiducia e stima reciproca.

L’efficace collaborazione poi richiede obiettivi chiari e non di breve scadenza.  Richiede un progetto definito per raggiungerli, con dei tempi, anche prevedendo esiti multipli e successive conseguenze, ma con una proiezione coraggiosamente in avanti, oltre “il prossimo anno”. Il ruolo della Zona e dei Capi Gruppo è essenziale per facilitare il processo e superare gli ostacoli (viceversa se manca o non è convinto è determinante in negativo). E’ centrale anche per verificare a tempo debito l’esito del processo e prendere nuove decisioni. Una domanda guida è: “come desideriamo il nostro Gruppo tra 3-5-10 anni?”. Non solo come lo “vediamo”. Il desiderio spinge ad una progettualità più positiva e capace di trovare nuove risorse e percorrere strade nuove. Lo sguardo crudo può invece portare a far prevalere la fatalità e l’assenza di spinte risolutive.

 

Collaborazione e non fusione (1).

Rivoli 1 e Rivoli 4: dall’emergenza al progetto

a cura delle Co.Ca.

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Sono passati cinque anni da quando, come gruppi Rivoli 1 e Rivoli 4, abbiamo iniziato a “collaborare”. Alle spalle avevamo una storia comune: il Rivoli 4 infatti è nato nel 2000 da una “costola” del Rivoli 1, presente fino ad allora in due parrocchie diverse. Da allora le nostre storie sono andate avanti su binari diversi. Nel 2009, però, è cominciato un processo di riavvicinamento delle Co.Ca. e dei Gruppi, dettato in un primo tempo dalle emergenze.

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Collaborazione e non fusione (2).

Torino 18 e Torino 40: dalla crisi alla crescita, il progetto Efeso

a cura delle Co.Ca.

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La storia della collaborazione tra la Co.Ca. del Torino 40 e la Co.Ca. del Torino 18 ha inizio nel settembre 2006.

La Co.Ca del Torino 18 viveva una situazione di forte criticità. Dopo la fuoriuscita da parte della maggioranza dei capi a causa di una forte crisi, si ritrovava nel mese di settembre 2006 ad essere composta solamente da 6 capi giovani, nessuno dei quali con il percorso di formazione terminato. Questa crisi era legata anche alla fatica di una collaborazione precedente con la Co.Ca. di un Gruppo vicino, non andata a buon fine …

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