Sviluppo

“Dio non apprezza che fai di bene, ma solo come lo fai:non guardare ai frutti, solo alla radice e ai semi.” (Silesius)

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In Agesci lo sviluppo è un compito primario e quasi esclusivo della ZONA (vedi Statuto Agesci articolo 23): la Zona infatti esiste per sostenere i Capi, le Comunità Capi, la presenza dei Gruppi e la formazione di nuovi Gruppi, in relazione con la chiesa locale, le realtà civili e altre realtà educative. In una parola: per mantenere (in salute) e far crescere la proposta educativa scout nel proprio territorio di competenza. Ogni Zona è chiamata ad avere un proprio PROGETTO di SVILUPPO (elemento del Progetto di Zona) e può affidare ad un Capo (per esempio ad un membro del Comitato di Zona) una delega specifica per lo sviluppo (incaricato di Zona).

Nella sotto-pagine sono raccontate esperienze e azioni di sviluppo delle nostre Zone piemontesi di vario genere suddivise per temi:

Crescita e nuove aperture

Mantenimento e sostegno

Promozione dello scautismo 

Nella pagina documenti saranno disponibili report regionali e nazionali sullo sviluppo e documenti di WOSM e WAGGS Europa.

Qui puoi trovare il piccolo sussidio “Apriamo un Branco! Apriamo un Cerchio!” elaborato dalla Branca L/C in collegamento con il settore Sviluppo (febbraio 2013).

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Sviluppo a livello regionale e nazionale

Alcune Regioni decidono di nominare un incaricato a livello regionale, secondo propri progetti e programmi specifici a sostegno dell’azione di sviluppo delle Zone. A livello nazionale è nominato un incaricato. I ruoli regionali, laddove presenti, e nazionale dialogano con l’area Metodo e la Formazione Capi regionale e nazionale per maggiori sinergie e per diffondere contenuti e sensibilità dello sviluppo.

WOSM e WAGGGS promuovono costantemente cultura e azioni per lo sviluppo (growth) dello scoutismo e del guidismo, stimolando e sostenendo le singole Associazioni scout nazionali.

Contatto incaricato Agesci Piemonte: Federico M. Savia – sviluppo@piemonte.agesci.it .

Per approfondire: qualche idea generale sullo sviluppo

La parola sviluppo ha la “s” privativa: viluppo (parola italiana arcaica) significa groviglio, intrigo, confusione, quindi elemento di costrizione, laccio. Curare lo sviluppo per noi educatori scout in Agesci significa osservare e capire i lacci, i nodi, presenti nella proposta che attuiamo oggi ai bambini, ragazzi e giovani, alle famiglie, alle comunità del nostro territorio; dedurre poi quali sono le azioni necessarie per scioglierli e inserirle nei nostri progetti e programmi; infine agire e poi verificare nei tempi opportuni.

Perché sviluppo?

“Fare attività e campi” (e bene), “essere associazione” (dalla Comunità Capi in poi), “fare formazione”, “fare rielaborazione metodologica”… con tutto ciò che comporta in progetti e programmi, non è sufficiente? Certamente tutto ciò è già tanto in particolare se il nostro agire è curato, non è ripetitivo, sa adattarsi e rinnovarsi perché legato alle mutevoli esigenze educative dei ragazzi, del territorio, dei tempi, ma anche alla considerazione della realtà dei Capi, adulti in servizio. Porre attenzioni di sviluppo e alcune conseguenti azioni complementari aiuta a rendere tutto ancora più fecondo, duraturo, capace di dare risposte più efficaci alle difficoltà che limitano e spesso interrompono la nostra proposta educativa (come singoli, come Co.Ca.).

Rendere più feconda l’azione educativa dei nostri Gruppi nelle Zone significa mantenerla forte (mantenimento) e provare ad ampliarla insieme (crescita). Occorre condividere delle importanti motivazioni comuni di fondo. Occorre, ad esempio partire dal dato culturale che lo scoutismo è utile alla crescita delle singole persone e della società nel nostro Paese, perciò va rafforzata la sua proposta e diventa necessario che questo atteggiamento sia sempre ampiamente condiviso.

Le difficoltà che limitano e spesso interrompono la nostra proposta educativa sono purtroppo ben note e sperimentate in tante Co.Ca.: mancanza di risorse sufficienti (Capi, adulti), veloce ricambio e difficoltà progettuale, fatica del servizio educativo (reale o percepita). Esiste anche una fatica nei servizi per l’Associazione oltre la propria Co.Ca. (a partire dalla mancanza di disponibilità a svolgerli), fattore che può significare delle strutture deboli e quindi un ridotto sostegno al servizio educativo dei Gruppi da parte delle strutture che per questo esistono (Zona, Regione). Poi ci possono essere limiti alla proposta educativa derivati dalla mancanza di relazioni positive (e tantomeno di vere e proprie alleanze educative) con il territorio o con la propria chiesa locale. Vi sono ovviamente anche difficoltà particolari legati a contesti specifici. Le difficoltà ci portano il più delle volte non a guardare lontano lontano lontano per procedere al meglio, come ci invita a fare B.P., ma solo a … “cosa capita l’anno prossimo”! Guardiamo la punta delle nostre scarpe e non la strada. Ma sono proprio le sfide, lo sappiamo, che aiutano a crescere: ecco perché per fare sviluppo occorre sempre coniugare crisi e crescita, con una necessaria dose di coraggio! Viceversa rischiamo di applicare ai problemi soluzioni che sono tamponi, buoni provvisoriamente, ma senza prospettive. O rischiamo di essere incapaci di vedere e percorrere quelle strade nuove che ci portano lontano dalla difficoltà. A perderci non siamo noi adulti, ma i ragazzi, non solo quelli che conosciamo, ma anche quelli che non potremo mai conoscere perché non avranno la possibilità di vivere con noi il Grande Gioco.

 

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Qualità o Quantità?

Fare sviluppo è entrambi.

Per qualità intendiamo il mantenere elevato il livello della proposta educativa, da declinarsi nelle singole realtà (attraverso tradizioni, rapporti, legami, competenze metodologiche); per quantità intendiamo mantenere il numero di adesioni dei soci (sia ragazzi ai quali indirizzare la proposta, sia adulti, potenziali Capi, educatori) a un livello che permetta di essere incisivi. E’ necessario avere una capacità progettuale consapevole delle forze a disposizione in ogni momento per darsi obiettivi ambiziosi ma perseguibili e raggiungibili (sostenibilità).

Coniugare entrambi gli aspetti significa saper osservare tutto ciò che è più forte o più debole nella nostra proposta educativa oggi (analisi delle esperienze, confronti, verifiche specifiche) e insieme saper leggere anche i dati, la storia e l’evoluzione o involuzione dei nostri Gruppi e delle Zone, senza dare peso solo a numeri, ma neanche basandosi solo su delle percezioni soggettive. Significa progettare con criteri e obiettivi che sono la migliore sintesi possibile in ogni momento storico in termini di miglioramento (qualità) e ampliamento (quantità). Avere una visione di ciò che puntiamo ad essere come realtà educativa (di Gruppo e complessiva, come Zona) sul nostro territorio che tiene insieme la sua efficacia e il suo valore alla maggiore diffusione e apertura possibile dell’esperienza scout, come un regalo grande da poter offrire a quanti più ragazzi, in particolare a chi ne ha maggiore bisogno (inclusione).

 

Crescita

 

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